venerdì 20 febbraio 2009

Milano mia, portami via


(Ho visto un sedere che guardava il panorama stupefacente di piazza Cavuor).


Questa sera sono passata per la Galleria Vittorio Emanuele e Milano mi ha improvvisamente emozionata. Camminando infatti per le vie del centro mi sono accorta di quanto questa citta', provincialotta come tutte le citta' d' Italia, stia diventando cosmopolita. Ho sentito spagnoli, inglesi, francesi, tedeschi, arabi, e altri stranieri-non-meglio-identificati parlare attorno a me. Con disinvoltura. Senza quel fare da turisti idioti che tengono la cartina al contario e davanti al castello Sforzesco ti chiedono dove sia il Museo Diocesiano. Una meraviglia. Mi rendo conto che per le persone normali questo non provochi uno stato emotivo di particolare rilevanza. A mia discolpa devo dire che sono quel tipo di persona che si perde via, con la mente, in mezzo a tutto il resto. E dunque dicevo che e' stato bello. Cio' che ho sempre ammirato delle altre citta' era proprio questo. Ho solo un desiderio da chiedere alla fata turchina per rendere tutto perfetto: integrazione. Uno degli obbiettivi piu' difficili ed evoluti da realizzare. Soprattutto in Paesi provincialisti come il nostro.
Mentre passeggiavo con L. e le esponevo le mie riflessioni ecco che dietro l' angolo mi si apre la magnifica piazza della Scala. Resa ancor piu' bella da uno spettacolo stupefacente che stava avendo luogo: quattro giovani acrobate si stavano esibendo appese a degli elastici lungo la facciata di palazzo Marino. Un avvenimento davvero surreale. Queste giovani, accompagnate da diverse musiche stumentali si muovevano in maniera aggrazziata ricreando le curve e le piroette che tutti abbiamo in mente pensando agli astronauti che saltellano morbidamente senza gravita' all interno della navicella spaziale. Quattro magnifici fiorellini rossi che volteggiavano come se cadessero dai rami di un albero scosso dal vento. Alla fine dello spettacolo gli spettatori(vecchi e bambini, donne e uomini, stranieri e italiani, spazzini e avvocati; perfettamente mescolati come in un cous cous) sono corsi a congratularsi col le ginnaste come se fossero loro amiche o parenti. Saremo anche provinciali ma almeno siamo affettuosi!

Milano e' bella. In sostanza Milano e' bella cosi'. E non ci si vive per nulla male. Soprattutto se dietro l' angolo ti aspettano inaspettati frammenti di pura poesia estetica come questi.



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