domenica 7 febbraio 2010

Lettera aperta a Rock-it

Mi Ami ancora ovvero essersi pentiti di non aver sentito David Bazan.

Caro Rock-it,

che delusione il tuo Mi Ami ancora. Da qualche tempo nutro dubbi riguardo la tua obbiettività nella recensione dei gruppi, riguardo la professionalità nella scelta degli artisti da proporre. Per non parlare del tuo Carlo Pastore, che conduce Trl, ci fa l'occhiolino prendendo in giro Marco Carta, ma si fa pagare volentieri.

Qualche tempo fa Moltheni aveva fatto discutere per la sua decisione di abbandonare le scene. Criticava i giornalisti per gli stessi motivi per cui critico te. E poi è venuto a suonare al Mi Ami. Mi chiedo perchè. La risposta è facile: gli hai promesso il palco principale nell'ora di punta. Magari ti senti un po' redentore e anche un po' importante per averlo portato lì. Magari si sente importante lui.

Io non mi sentirei importante, perchè il tuo programma sembrava fosse stato organizzato pescando dei bigliettini e buttando gruppi a casaccio in palchi a casaccio. My Awesome Mixtape in apertura o quasi, c'era qualcuno a sentirli? Eppure meritano davvero. E qual'è il tema che unisce Moltheni, Dj Gruff e Hormonauts? Tutti sullo stesso palco, consecutivamente. Ma a te non interessava. I gruppi a cui hai voluto dare una chance li hai piazzati alla fine e hai pubblicizzato l'evento spacciandolo per concerto e dj set sapendo che alla gente interessava solo la seconda parte.

Non posso lamentarmi della gente. La gente che non sapeva manco chi suonasse. La gente che i banchetti delle case dicografiche non li ha neanche visti (ma quelli delle magliette fighe si). È la gente che hai voluto tu. Ho cercato di ascoltare Comaneci, relegati in un sottoscala con un'acustica da mettersi le mani nei capelli. Ho cercato di ascoltare Casador, gente che schiamazzava. Sono sbottata e chiesto di uscire se si voleva parlare. Mi hanno chiesto scusa e hanno rincominciato.

Che vergogna il Mi Ami ancora. Però secondo me hai guadagnato un sacco di soldi. L'obbiettivo principale in fin dei conti, no?


2 commenti:

Unknown ha detto...

Sottoscrivo in pieno. Un'esperienza surreale sicuramente da non ripetere. Chi ha curato il cartellone doveva essere sotto acido.

_Lau_ ha detto...

Quest'anno non ci sono andata. In primis per la location (il Leo è proprio decaduto, ormai faccio fatica ad entrarci anche per il fatto che ti chiedono sempre e a caso 10 euro per l'ingresso) e poi per i gruppi. Insomma, hormonauts e dj gruff sullo stesso palco non hanno senso di esistere. e comunque hai ragione, l'unico obiettivo del Miami ormai è fare soldi. basti pensare a quanto hanno incassato, al fatto che ai gruppi "emergenti" non va un euro e che come headline c'erano gruppi che come compenso prendono un'elemosina. una delusione e un dispiacere che una manifestazione cosi' carina e utile per scoprire nuovi gruppi si sia ridotta a un puttanaio.